Incontro con Vincenzo Paglia al Museo Diocesano

C’è sovrapposizione fra “buona morte” e “dolce morte” ?
E allora: dove comincia e dove finisce la dignità del vivere e del morire?
In Europa e nel mondo sono in crescita i Paesi che hanno approvato una legge sull’eutanasia e sul suicidio assistito. Il “diritto alla vita” presume anche un “obbligo alla vita” ? E con quale prerogativa – affermano i fautori dell’eutanasia – la società vieta a uno di voler morire se liberamente lo sceglie?

Sono queste le tematiche affrontate mercoledì 31 maggio 2017 alle 18 al Museo Diocesano di Terni nel corso di un incontro con l’arcivescovo emerito di Terni Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita e autore del volume Sorella morte. La dignità del vivere e del morire. All’incontro, coordinato dal direttore dell’Istess Stefania Parisi e Maria Grazia Proietti della Comunità di Sant’Egidio, sono intervenuti il vescovo di Terni padre Giuseppe Piemontese, il giornalista Filippo Ceccarelli, la psicologa sociale Grazia Attili. 

Ha aperto l’incontro il vescovo padre Piemontese che, facendo riferimento alla sua frequentazione di persone ricoverate all’ Hospice di Terni, ha richiamato il “mistero” della morte, sempre per lui fonte di commozione e stupore e a partire dal titolo del libro Sorella Morte ha commentato gli scritti di san Francesco sulla morte che bene mostrano la sua concezione e la sua apertura alla trascendenza della Fede.

Non solo il libro di Mons Vincenzo Paglia “Sorella Morte” ma anche il dipinto di Stefano Di Stasio sono stati presentati nel Museo Diocesano ad un pubblico attento e numerosissimo. Nel quadro, donato dall’artista all’autore, infatti, è rappresentata una scena di vita familiare in cui un anziano morente è circondato dalle persone care di ogni età, dal bambino al giovane all’adulto, che gli tengono la mano. Ecco il tenersi per mano è proprio l’invito e il messaggio del vescovo Paglia per affrontare bene l’esperienza della morte. “Il dono di accompagnarsi a vicenda, legandosi l’un l’altro, il malato e il sano, – scrive Paglia – delinea il paradigma della vita umana. E’ in questo orizzonte che a mio avviso deve svilupparsi il dibattito sull’eutanasia”. “Purtroppo – aggiunge – gli schieramenti ideologici rischiano di limitare il tema ad una soluzione legislativa, mentre le grandi domande sulla vita e sulla morte vanno assolutamente oltre questo orizzonte. Forse una legge sarà anche necessaria – dice il vescovo – per evitare soprusi e confusioni, ma resta tuttavia vero che è una diversa cultura della vita e della morte che bisogna affermare”. Troppa solitudine, troppa autoreferenzialità, troppo soggettivismo e, a volte, calcolo economico, stanno alterando le relazioni interpersonali e affettive: invece abbiamo bisogno di farci compagnia reciprocamente perché tutti siamo deboli e fragili nelle diverse fasi della vita. La psicologa Grazia Attili ha mostrato il legame che c’è tra i risultati delle neuroscienze e la condizione esistenziale: la felicità non un particolare status ma è la bontà delle relazioni affettive che viviamo. Il desiderio di uccidersi e di morire sono contrari alla nostra natura e scaturiscono dalla disperazione della solitudine e dell’abbandono. Il giornalista Filippo Ceccarelli ha sottolineato il cambiamento odierno della cultura della morte e della vita che richiedono, a suo avviso, una legge ma ha espresso dubbi sulla reale capacità delle forze politiche attuali a bene adoperarsi in tal senso. Ha affermato, comunque, d’accordo con il libro che “se distogliamo lo sguardo dalla realtà della morte, perdiamo anche il gusto e la gioia della vita”. Vita-morte sono inseparabili e si danno forza reciprocamente. Il medico Maria Grazia Proietti che da anni opera nel dipartimento di Geriatria dell’Ospedale di Terni, ha dichiarato che i pazienti , la cui età media è di 87 anni, non desiderano morire ma chiedono la vicinanza umana e solidale dei familiari e anche del personale medico e paramedico. La dottoressa ha invocato una maggiore attenzione affettiva anche da parte delle istituzioni sanitarie. In conclusione, come ha sottolineato la conduttrice Stefania Parisi, il libro ci invita tutti ad una nuova presa di coscienza e ad un rinnovato impegno per promuovere una dignità del vivere e del morire che sia propria di ogni persona a prescindere dalle sue condizioni psico fisiche.

RASSEGNA STAMPA

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Umbria24

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