Parola di Tommaso
Nell’appendice di Francesco al cinema ho messo le mani avanti: anche se il mio libro si propone come la più completa ed esauriente raccolta dei film su Francesco d’Assisi, è inevitabilmente destinato a non essere mai abbastanza aggiornato.
Così è stato: prima ancora che il libro arrivasse in libreria è uscito un nuovo film – Parola di Tommaso – che non è presente nell’elenco ufficiale, anche se ne parlo brevemente proprio nell’appendice.
Dunque il film su Tommaso da Celano nel libro c’è, ma non ha lo spazio che merita. Ecco dunque di seguito il primo dei “capitoli online” destinati a completare il contenuto del volume.
Prodotto dal Comune di Celano, diretto da Matteo Vanni e scritto e interpretato da Corrado Oddi, Parola di Tommaso è il primo film dedicato al primo biografo di Francesco d’Assisi. Un personaggio chiave nella storia francescana che pure, fino ad oggi, è rimasto piuttosto in ombra: a fare eccezione è infatti solo il romanzo di Elsa Flacco Per Francesco che illumina la notte che, proprio come il film, si concentra sul rapporto tra Tommaso e frate Elia da Cortona, vicario di Francesco e poi ministro generale dell’ordine.
Classe 1971, Corrado Oddi è abruzzese come Tommaso, ha una formazione teatrale e si è fatto conoscere nel 2007 con la fiction Carabinieri per poi comparire in serie come Squadra antimafia, Che Dio ci aiuti, I Cesaroni e Il paradiso delle signore e film come L’allenatore nel pallone 2 a fianco di Lino Banfi, Storie sospese di Stefano Chiantini e Un mondo a parte di Riccardo Milani.
Ha interpretato, in varie docufiction, Giulio Regeni, Giovanni Falcone e Massimo Carminati. È stato proprio lui a ideare e scrivere il film, fortemente sostenuto dal Comune di Celano e dalla Regione Abruzzo e diretto dal senese Matteo Vanni, al suo debutto alla regia.
Tra i protagonisti Francesca Cellini (che è stata Suso Cecchi d’Amico in Anna di Monica Guerritore, sulla Magnani), Jacopo Olmo Antinori (che nel curriculum ha, tra l’altro, Io e te di Bertolucci, Maria Maddalena di Garth Davis, La ragazza nella nebbia di Donato Carrisi e la serie I medici) e Daniele Favilli, mentre il ruolo di Francesco è affidato al 39enne senese Robin Mugnaini, che ha partecipato – tra l’altro – a Tutti i santi giorni di Paolo Virzì, Freaks out di Gabriele Mainetti, Inferno di Ron Howard e Buoni a nulla di Gianni Di Gregorio.
Produzione indipendente e ambiziosa, Parola di Tommaso sceglie un modo particolarmente suggestivo e intrigante per narrare la vita dell’autore del Dies Irae: raccontare la storia – vera – del ritrovamento di una vita inedita di Francesco d’Assisi.
Fino a dieci anni fa Tommaso da Celano era conosciuto per aver scritto tre vite di Francesco d’Assisi, alla quale si era aggiunta anche quella di Chiara.
Originario appunto di Celano, in Abruzzo, Tommaso apparteneva alla seconda generazione dei frati minori: non quella, dunque, dei compagni del santo (come Silvestro, Rufino, Angelo e Bernardo) che avevano seguito le orme del “Matto di Assisi”, ma a quella di grandi intellettuali che avevano deciso di entrare in quello che era già diventato il più prestigioso ordine religioso della Chiesa Cattolica, senza in realtà avere rapporti personali con il fondatore.
La generazione, per intenderci, di sant’Antonio di Padova (che incontrò Francesco una volta sola) e di frate Elia, che aveva in qualche modo “normalizzato” l’esperienza francescana trasformandola da piccolo gruppo di giovani assisani nella più potente congregazione della cristianità.
Essendo già conosciuto come grande scrittore, a Tommaso era stata commissionata la prima biografia ufficiale del santo, uscita appena due anni dopo la sua morte.
Quel libro, costruito più su stereotipi agiografici che sulla reale identità del Poverello, aveva suscitato le proteste di chi aveva conosciuto personalmente Francesco, soprattutto ad Assisi. Per questo vent’anni dopo era stata commissionata, allo stesso Tommaso, una nuova biografia, basata questa volta non sull’esperienza e l’abilità letteraria dell’autore ma sulle memorie dei compagni più intimi (come Leone, Rufino e Angelo) raccolte dal capo dell’ordine e inviate allo stesso Tommaso.
A questa seconda biografia era stato poi chiesto a Tommaso di aggiungere una sorta di appendice, dedicata specificatamente ai miracoli, trascurati nelle altre due, ma che nel frattempo erano diventati fondamentali (specialmente le stimmate) per legittimare Francesco come “Altro Cristo” – e di conseguenza i privilegi che l’ordine francescano godeva.
Nel 2015 uno dei più grandi studiosi francescanisti – il francese Jacques Dalarun – scopre, negli Stati Uniti, un manoscritto in cui identifica una quarta vita scritta da Tommaso, finora completamente sconosciuta. Dalarun riesce a far acquistare il manoscritto alla sua università, e lo pubblica con il titolo La vita ritrovata del beatissimo Francesco.
La biografia in questione, mi spiega lo stesso Dalarun, consiste in una sorta di sintesi della Vita prima destinata ad essere utilizzata per la lettura pubblica, che avveniva abitualmente durante i pasti.
Era pratica abituale, infatti, realizzare due biografie parallele dei santi, per usi diversi. La celebre Leggenda Maior di san Bonaventura, ad esempio non si contrappone – nel suo titolo – a tutte le altre biografie del santo, ma alla Leggenda Minor scritta dallo stesso Bonaventura ad usum chori.
La scoperta della “terza vita” di Tommaso da Celano, dunque, non rappresenta una rivoluzione negli studi francescani (a differenza della Compilazione di Assisi scoperta nel 1922 e contenente le memorie originali di Leone, Rufino e Angelo) e nemmeno (a differenza della Vita seconda e del Trattato dei miracoli) di una correzione della Vita prima, della quale, è – di fatto – una “sorella minore”.
Dalarun sottolinea però alcuni elementi originali della biografia, che gettano nuova luce sulla personalità del santo, come il fatto che rattoppasse la tonaca con erbe e rami.
Il film racconta dunque questa storia anche se, inevitabilmente, la romanza creando però un po’ di confusione.
La parte ambientata ai giorni d’oggi, va detto, è piuttosto fedele: l’azione viene spostata in Canada e arricchita da vicissitudini umane e sentimentali della protagonista (una dottoranda che scopre il manoscritto insieme a un collega, e deve vedersela con la gelosia del compagno). Dalarun mantiene il nome ma non il cognome né l’aspetto fisico, e a dire tutta nemmeno la personalità (il professore del film è piuttosto antipatico, mentre il vero Jacques è un uomo molto brillante).
Quando ci si sposta nel medioevo, però, la confusione si fa sentire: il film prende le mosse dalla distruzione di tutte biografie di Francesco (a cominciare da quelle di Tommaso) ordinata da Bonaventura nel 1266, poi mescola le carte in modo abbastanza caotico, in parte rovesciando addirittura la realtà: gli sceneggiatori lasciano intendere infatti che la biografia perduta sarebbe proprio la Vita prima, scritta spontaneamente da Tommaso per raccontare il Francesco più autentico, e che la Chiesa lo avrebbe poi costretto a scriverne un’altra per “cancellare gli aspetti più scabrosi” e adeguare il personaggio allo stereotipo del santo.
Una storia che in qualche modo può anche essere considerata vera, ma che – come abbiamo visto – non c’entra nulla con Tommaso da Celano, ma semmai con le memorie dei tre compagni e la Leggenda Maior di Bonaventura.
Tralasciando gli aspetti più avventurosi e romantici della vita del frate scrittore (che va detto, sono molto suggestivi) e l’improbabile capigliatura di frate Elia (un parruccone che davvero non si può vedere), lo storico medievista non può che rilevare determinati orrori storici.
Passi pure Tommaso che se ne va in giro per l’Italia a piedi completamente da solo, passi Santa Maria degli Angeli, che anziché apparire come una chiesetta immersa nella vallata di Assisi e circondata da capanne, appare come una grande chiesa di montagna, completamente isolata.
Ammettiamo pure la penna d’oca con la piuma (in realtà veniva spiumata, altrimenti sarebbe stato scomodo scrivere), ma vedere Tommaso che scrive in corsivo e per giunta in italiano è qualcosa che davvero fa soffrire, così come la monaca che gli fa da perpetua (altra cosa decisamente improbabile) che sfogliando le carte dello scrittore, trova dei fogli di codice con tanto di miniature (come se uno scrittore se le facesse da solo!).
Con tutti i suoi limiti, dunque, Parola di Tommaso rimane un prodotto originale, fatto al meglio delle possibilità, e che sceglie una chiave particolarmente originale per raccontare un pezzo della storia francescana rimasto fino ad oggi appannaggio solo degli specialisti.
PAROLA DI TOMMASO
Italia, 2026, 120’
prodotto da Matteo Vanni per Kauna Film e Comune di Celano
regia di Matteo Vanni
sceneggiatura di Corrado Oddi e Emanuele Imbucci
con Corrado Oddi (Tommaso da Celano), Robin Mugnaini (Francesco), Francesca Cellini (Laura), Jacopo Olmo Antinori (Tobia), Luca Ferrini (Gregorio IX), Daniele Favilli (Elia), Massimiliano Cutrera (Edoardo), Francesco Grifoni (Roberto), Cristiano Burgio (Jacques Durandt), Eleonora Cappelletti (Eleonora), Nicola Zappa (Adam), Valentina Marcanio (Gisella), Anna Signorini (Suor Luce), Marcello Sbigoli (Ruggero), Mario Salvaderi (Riccardo Conte di Celano), Rossella Ambrosini (Madre Mendicante), Francesca Monti (Chiara), Aldo Innocenti (Giuseppe)
musiche di Pericle Odierna
