Voci di uomini che hanno ucciso le donne

In Italia ogni due giorni viene uccisa una donna: è quanto emerge dall’analisi statistica del Ministero della Giustizia, che reca cifre impressionanti: 150 casi di femminicidio all’anno in Italia per un totale di circa 600 omicidi negli ultimi quattro anni.

Nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’Istess in collaborazione con l’Accademia Rousseau, apre un dibattito sul dramma dei femminicidi a  partire dal libro, scritto dalla giornalista Vanna Ugolini e dalla psicologa Lucia Magionami: Non è colpa mia. Voci di uomini che hanno ucciso le donne, edito da Morlacchi.

Il libro raccoglie le interviste a tre assassini che stanno scontando la loro pena in carcere.

Sarà presentato domenica 25 novembre alle 17 al Cenacolo San Marco di Terni, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne il volume Non è colpa mia. Voci di uomini che hanno ucciso le donne di Vanna Ugolini e Lucia Mangionami (Edizioni Morlacchi).
A parlarne con Vanna Ugolini – nel corso di un incontro coordinato da Arnaldo Casali – saranno Antonio Fresa, Monica Federico, Maria Luisa Astorri e Stefania Parisi.

La distribuzione territoriale delle donne uccise (in rapporto alla popolazione femminile residente) negli anni 2012-2016 vede l’Umbria al primo posto con il 7,8%, segue la Calabria con il 6,8 e la Campania con il 6,5%.

“Occorre assolutamente intensificare ogni attività, culturale in primis e poi anche politica e sociale – commenta Stefania Parisi – per contrastare più efficacemente il perpetuarsi di questa drammatica situazione”.

IL LIBRO

Ci sono mille altri modi. La violenza è una scelta, una scelta da non fare.

Una giornalista e una psicologa insieme per capire cosa passa nella mente e nel cuore degli uomini che hanno ucciso le loro donne, per tentare di riconnettere esperienze di femminicidi alla realtà dei fatti ma, anche, al contesto culturale e al percorso psicologico che porta uomini normali a diventare assassini e a non assumersene, però, nel profondo, la responsabilità.
Dalle interviste di Luca, Giacomo, Luigi risulta chiaro che non sono mostri, non sono malati. Sono persone normali. Le autrici lo affermano con forza: non ci sono raptus, né scatti d’ira, il percorso verso il femminicidio è più lungo, lastricato di silenzi, di prigioni culturali, di diversi modi di intendere la vita, dell’incapacità di dare un nome ai sentimenti, alle situazioni e quindi di riconoscerle.
«Arriviamo a un punto e decidiamo se usare la ragione o la forza. Se vogliamo mantenere ad ogni costo il potere su una persona fino ad arrivare a toglierle la vita o se vogliamo amare, liberamente, accettare che questo possa finire e possa far male.

Vanna Ugolini

Laureata in Economia, giornalista, è responsabile della redazione di Terni de «Il Messaggero». Si è occupata di cronaca nera e giudiziaria seguendo i casi più importanti avvenuti prima in Romagna e poi in Umbria. Ha partecipato come docente a master post-universitari sulla comunicazione per l’Università degli Studi di Perugia e come relatrice a numerosi convegni su temi legati allo sfruttamento della prostituzione e violenza contro le donne. Nel 2011, insieme al Siulp, (sindacato di polizia) ha prodotto un documentario verità sullo spaccio di droga a Perugia dal titolo Zbun. Cliente. Ha pubblicato diversi libri tra cui Tania e le altre. Storia di una schiava bambina (Stampa Alternativa, 2007), con cui ha vinto il Premio Le Ragazze di Benin City (2008) e Nel nome della cocaina (Intermedia Edizioni, 2011). È presidente dell’associazione Libertas Margot, composta da professionisti che si occupano di violenza di genere.