I vincitori, le giurie & le motivazioni

Miglior Film
QUANDO LE FOGLIE DEL NOVE DIVENTANO GIALLE
di Mehmet Ali Konar (Turchia)

Un film sul ciclo della vita, sulla malattia, la morte, il conflitto interiore di un padre rispetto al suo ruolo sia di genitore sia di capo del villaggio curdo dilaniato dalla lotta intestina con la Turchia. Colpisce la fotografia “clinica” che sembra condensare nei colori freddi tutta la sofferenza di una terra senza pace, gravida di dolore sottaciuto. Dolore e rabbia che i personaggi trattengono per tutto il film e che emergono in particolare negli occhi del piccolo Feyzi, costretto a raccogliere prematuramente la grave responsabilità delle incombenze familiari. Immagini di notevole impatto emotivo sostenute anche da dialoghi scevri di retorica che lasciano il segno in più di un occasione.
Toccante il dialogo finale tra padre e figlio, nel quale il genitore passandogli simbolicamente il testimone dice “Voglio che tu sia una persona buona e felice” e anche “Non dovrai mai sentirti in colpa”.
Un film, infine, che conduce lo spettatore a porsi delle domande esistenziali universali e necessarie.

Miglior documentario
OLTRE IL TEMPO, L’AMORE
di Sabrina Iannucci (Italia)

Una lunga riflessione che parte dalla fisica e arriva letteralmente al cuore, all’umano inteso come essere fragile e arreso all’incommensurabile e insondabile. I pensieri raccolti dal cast di un film in lavorazione, “L’Ordine del Tempo” di Liana Cavani su temi quanto mai attuali. La crisi climatica, le guerre, l’incertezza di un futuro dove incombe il passaggio di un meteorite che porrebbe fine all’esistenza del nostro pianeta. Il fisico Carlo Rovelli e la regista Liliana Cavani tengono le fila di un discorso intimo che mette a nudo le paure e incertezze che appartengono a tutti noi con delicatezza e rara profondità.

Miglior cortometraggio
SAMSA
di Gianpiero Pumo (Italia)

Storia di Nasir, un giovane africano giunto in Italia che aspira a frequentare una nota scuola di cucina, colpisce la sceneggiatura originale e incisiva.
Il tema del riscatto sociale, dell’ integrazione, della fuga dal paese d’origine alla ricerca di una vita migliore, emergono con forza e in breve tempo, grazie a immagini forti e da un buon montaggio. Notevole l’interpretazione dello chef che da vita a un personaggio severo ma anche sensibile ed empatico. Commovente la relazione tra il ragazzo e la madre. Un racconto di speranza, sulle radici e l’importanza del percorso e della sofferenza di una vita verso la realizzazione dei propri sogni.

Gran Premio della Giuria
IL TRIONFO DEL CUORE
di Anthony D’Ambrosio (Stati Uniti-Polonia)

Il trionfo del cuore, diretto da Anthony D’Ambrosio, racconta la storia di San Massimiliano Kolbe, concentrandosi sui suoi ultimi 14 giorni di vita ad Auschwitz. Di produzione americana, recitato con intensità da interpreti in maggioranza polacchi, offre una fedele ricostruzione storica del Campo di concentramento e narra l’evolvere verso la fine del gruppo di prigionieri attraverso visioni e flashback della loro vita passata, alternando sapientemente crudo realismo e invenzione visive emotive di grande impatto.

LA GIURIA


Jordan River
Nato a Roma nel 1976 ha studiato cinema a Londra e Los Angeles e nel 2010  ha fondato una società di produzione con cui ha realizzato i primi prodotti in 3D. Ha scritto libri come 3D Stereoscopico e Comunicare in 3D ed è docente di regia 3D alla Libera Università di Cinema di Roma. Si occupa anche di discipline orientali. Ha diretto i documentari Le origini della cinematografia, Stonehenge, il tempio dei druidi, Caravaggio – la potenza della luce e Artemisia Gentileschi, Pittrice Guerriera. Ha vinto il Terni Film Festival 2024 con il film Il monaco che vinse l’Apocalisse.

Eloisa Battista
Nata a Pietrasanta, in Toscana, ha vissuto a Perugia, Firenze, Roma e oggi risiede a Pisa. Ha studiato lingue ma l’irrequietezza che l’ha sempre contraddistinta l’ha portata ad avere esperienze lavorative molto diverse tra di loro: cantante, segretaria, commessa, barista, portiere di notte, addetta al call-center, fotografa, traduttrice, collaboratrice scolastica, counselor. A Roma si è dedicata al teatro e al doppiaggio. Nel 2023 è stata selezionata da Masterbook, master di Specializzazione nei mestieri dell’Editoria, promosso dallo Iulm e ha pubblicato la sua prima silloge poetica dal titolo E non è un caso edita da Excogita Editore.

Bruno Di Marcello
Nato a Caserta nel 1973. Laureato all’Università Sapienza di Roma in Storia e Critica del cinema con una tesi su “Fellini tra fumetti e riviste umoristiche” , inizia fin dai 19 anni a lavorare nel campo del cinema e della televisione. Insegna produzione degli audiovisivi presso l’Università Gregoriana di Roma e lavora come assistente alla regia nei film Il tuffo con Carlotta Natoli e Vincenzo Salemme, e Il manoscritto con Van Hecken con Barbara D’Urso. Lavora come produttore esecutivo e coproduttore di film horror destinati all’home video internazionale. Dopo quasi vent’anni di lavoro principalmente in TV (Sulla via di Damasco, Generazione Z) nel 2020 esce il suo primo lungometraggio: Un eretico in corsia sulla vita di padre Alberto Maggi, che vince l’angelo per il “Film dell’anno” al Terni Film Festival. Nel 2024 torna con il documentario  Cercando Bernardette scritto con lo stesso Maggi, che ottiene l’Angelo per la migliore sceneggiatura.

Premio Signis
QUANDO LE FOGLIE DEL NOVE DIVENTANO GIALLE (Demo ke pelê gozan bîyî zer)
di Mehmet Ali Konar (Turchia)

The relationship between father and son, inhabitants of a Kurdish village in Turkey, is elevated to a spiritual inheritance passed from the former to the latter. It offers hope that life continues, no matter the circumstances, and that we can choose to face it with dignity and kindness. The film explores the inner freedom, rather than the limitations imposed by external circumstances and emphasises that the response to violence can be to build relationships based on education, spirituality and mutual responsibility, rather than a spiral of revenge.

Menzione speciale Signis
SHE IS NOT HERE 
di Saeed Seiri (Iran)

The protagonist of the film is Kiana, a nine-year-old girl separated from her mother, a victim of political persecution. The beauty and power of children’s drawings, which express their disagreement with the injustice of the world, turns out to be a way to change the world. When you regain the courage to hope, you can change the world – at least your world, and change the way you face the world.

Menzione speciale Signis
Worms
(Vermi) di Domenico Distilo (Italia)

Rosi, an eleven-year-old girl, lives in hope of her father’s return and tries to keep her broken family together. The film depicts the complex life situation of a young girl: poverty, aggression from her peers. Disarming an oppressor can be achieved by confronting them with the reality of their own actions: Rosi responds to difficulties and humiliation with a resilience that gives rise to hope.

LA GIURIA
Marek Lis (Polonia), Anna Karapetyan (Armenia), Maria Puscasu (Romania)

PREMIO DELLA CRITICA
The Madmen Coach 
di Carlo Liberatore
Duccio, L’originale documentario di Carlo Liberatore racconta senza infingimenti , ma nello stesso tempo intimo e talvolta commovente, una realtà quasi inimmaginabile ai più : il disagio mentale non come un abisso ma una situazione che si può vivere con dignità e forse diventare un per tutti sulla scia del precedente Crazy for football. Esso in altri termini mostra la forza dello sport, del calcio in questo caso, nel creare un gruppo in cui ognuno può trovare posto, a pieno diritto, quindi dignità e fiducia nelle proprie capacità, perché non è più solo ma supportato dalla squadra intera e comincia a scoprire qualità inaspettate. Questo è il motivo per cui la comunità, tramite lo sport è assurta a terapia psichiatrica riconosciuta ormai nel mondo scientifico..Un suggerimento per l’intera società mondiale quello di diventare un ‘unica comunità sebbene diversificata nelle sue componenti essenziali ( le diverse Nazioni)?

Miglior corto di animazione
L’ULTIMA LINEA
di Federico Veneri (Italia)

Racconta tramite un’animazione essenziale e d’impatto la guerra e il conflitto interiore vissuto da due giovani soldati, trasmettendo allo spettatore un senso di smarrimento, fragilità e disillusione.

Miglior opera in Realtà Virtuale
QALVINIST QOSMOS. AS THE DEER PANTS
di Maria Korporal (Germania)

La donna alata, la bambina nuda sulla collina, il cervo e l’occhio che vede danno un’idea di leggerezza e di sapienza del mondo.

LA GIURIA
Luca Cresta, Noemi Carpine e Duccio Penna

PREMIO FUORICAMPO
Per amore di una donna
di Guido Chiesa (Italia)

La giuria del Premio Fuoricampo assegna a Per amore di una donna di Guido Chiesa il riconoscimento per la capacità di trasformare una ricerca delle origini in una vera e propria interrogazione spirituale sull’amore, sulla responsabilità e sulla memoria. Attraverso il doppio movimento degli anni Trenta in Palestina e degli anni Settanta, con la figura di Esther chiamata da una lettera materna a mettersi in cammino, il film fa della domanda “da chi veniamo?” un varco verso qualcosa di più grande: il legame invisibile che unisce generazioni, popoli, storie personali e collettive in un destino comune. In un presente segnato da nuove fratture, il film rifiuta ogni facile lettura geopolitica o consolatoria e, senza revisionismi né semplificazioni, ricorda che anche durante i momenti bui della storia, donne e uomini si innamorano, formano famiglie, comunità, nascono bambini: al di là dei confini, delle identità e delle appartenenze, Per amore di una donna afferma con discrezione ma con fermezza la possibilità di riconoscerci parte di uno stesso destino umano.

LA GIURIA
    

Tertio Millennio Film Fest – Roma
Popoli e Religioni – Terni Film Festival
Religion Today Film Festival – Trento