LA PROVINCIA DI TERNI
Come nacque.
Nel 1927, il territorio di parte della Valnerina, di Terni, di Narni, della diocesi di Todi, di Amelia, della sponda sinistra della valle del Tevere e dell'Orvietano fu distaccato dalla Provincia di Perugia per fare parte a sé e costituire una nuova Provincia con capoluogo Terni. A questa soluzione si opponevano in molti: in primo luogo Perugia, per ovvi motivi di prestigio, ma soprattutto perché perdeva la sua preponderanza sul Consorzio fluviale del Nera e del Velino, che produceva elettricità per le ferrovie, per le industrie ternane e per i bisogni energetici di Rieti, Spoleto e Roma. Con la sua funzione di capoluogo, Perugia esercitava un controllo, attraverso il Consorzio, anche sullo sviluppo industriale della conca ternana. Si opponeva Spoleto, che era capoluogo del distretto che comprendeva Terni e perciò reclamava per sé il capoluogo di Provincia, adducendo ragioni storiche. Narni sottolineava di avere il territorio comunale più vasto della costituenda amministrazione; Orvieto non voleva far parte del ternano. Rieti, dall'anno precedente, era stata staccata dall'Umbria e annessa alla provincia di Roma. Il 6 dicembre del 1926, arrivò al podestà di Terni il seguente telegramma: " Oggi, su mia proposta, il Consiglio dei Ministri ha elevato codesto Comune alla dignità di Capoluogo di Provincia. Sono sicuro che col lavoro, con la disciplina e con la fede fascista codesta popolazione si mostrerà sempre meritevole della odierna decisione del Governo Fascista. Mussolini". La decisione fu trasformata in Regio decreto il 2 gennaio 1927, con l'annessione al comune di Terni dei piccoli municipi limitrofi per ingrandirne la superficie (Papigno, Cesi, Piediluco, Torre Orsina, Collestatte, Stroncone, Collescipoli.). L'innalzamento a Provincia obbediva a una strategia industriale del regime intesa a favorire la Società Terni, con alla base il monopolio della produzione idroelettrica dell'Italia centrale. Nel 1931, il 14 novembre, Benito Mussolini venne a glorificare di persona il decreto del 1927. Dal balcone del palazzo comunale esordì, in un suo comizio, con questa frase: "Camice nere, cittadini di Terni, passati cinque anni dal giorno in cui la vostra città è stata elevata alla dignità di capoluogo di Provincia, sono venuto a constatare se essa era degna di tale privilegio: rispondo Si! nel modo più assoluto." La cronaca della giornata del 14 novembre spiega con vari esempi in cosa consisteva la natura della nuova Provincia. Alle 9,30, Mussolini entrò a Otricoli festeggiato dalla popolazione, alle 10 era Narni dove si intrattenne con il podestà Alessandro Eroli e con il vescovo Boccoleri. Anzi si fermò un minuto in raccoglimento davanti a monumenti ai caduti. Comunque sia alle "dieci precise" giunse agli stabilimenti elettromagnetici di Nera Monitoro, li visitò, visitò il villaggio degli impiegati , le scuole, la piscina, quest'ultime opere recentissime del regime e assistette a una gara della Federazione Italiana Nuoto. Soprattutto si abboccò con Arturo Bocciardo,. amministratore delegato della Soc. Terni e con il senatore Conti presidente della Banca Commerciale Italiana. L'incontro servì a sancire la partecipazione della siderurgia e delle banche nel sistema in gestazione dell'IRI, il più importante avvenimento industriale italiano del XX secolo. Eppure alle 10, 30 Mussolini fece il suo ingresso nel Palazzo del Governo dove lo accolsero il prefetto Pera, i piccoli imprenditori locali e una delegazione di amministratori orvietani, arrivati a Terni con 120 automobili. Quindi la sua vettura lo portò rapidamente a Piediluco dove deve inaugurare un canale d 42 chilometri che porta l'acqua del Nera al lago, partendo da Triponzo in Valnerina. Percorse in automobile il canale ancora asciutto fino a Rosciano. Da lì arrancò a piedi fino al paese di Polino e promette una strada ai paesani isolati. Discese poi fino a Ferentillo e finalmente si arrestò all'Abbazia di San Pietro in Valle. Qui pranzò, poi fece un pisolino in una cella del convento assistito da tre condiscendenti dame della nobiltà ternana. Si rialzò alle 14,25. Alle !4, 30 ammirò lo spettacolo dell'apertura della Cascata delle Marmore, quindi visitò la centrale elettrica di Galleto e gli stabilimenti per il carburo di Papigno. Fece una sosta alla Fabbrica d'Armi, poi a Palazzo Mazzancolli, sede del Fascio e vi ricevette una delegazione di Orte, che chiedeva l'annessione alla Provincia di Terni. Infine, si affacciò al balcone del palazzo municipale pronunciando il discorso di cui abbiamo già riportato la frase iniziale, mentre pioveva a dirotto sulla folla in piazza. Quanto riferito è tratto, senza alterazioni, dalla cronaca ufficiale della giornata riportata in un numero speciale della rivista "Latina Gens". Gli orari impossibili, le corse pazze, il riposo del guerriero, la pioggia sono tutti fatti di quella cronaca.
Pompeo De Angelis