COME NACQUE LA DIOCESI DI TERNI 

Esiste una tesi sull'origine tradizionale della diocesi di Terni in cui si dice che Antimo fu il primo vescovo non residente e Valentino (nel III secolo d.C.) il primo vescovo residente. La tradizionale lista dei vescovi ternani fu raccolta da Ferdinando Ughelli, monaco circestense, sulla base di una ricerca in loco, contenuta nei suoi nove volumi di "Storia Sacra", pubblicati fra il 1642 e il 1648. Ma a posteriori, Ughelli stesso criticò la lista fornitagli dai ternani, in quanto "la volontà dei locali ha corrotto e falsato i diptici, le tavole e i monumenti dei vescovi ternani fino alla nausea.". La cronotassi ughelliana fu riesaminata da don Francesco Lanzoni in "Le diocesi d'Italia, dall'inizio al principio del VII secolo", stampato a Faenza nel 1927. Lanzoni ammette un vescovo Pellegrino, poi Antimo e per terzo Valentino, fino un venticinquesimo nome, dopo di che la diocesi di Terni cessò di esistere, assorbita in quella di Narni, intorno all'anno 558. La cronotassi del Lanzoni comprende 5 vescovi ritenuti autentici, 19 spuri e 1 dubbio. L'origine storica è invece datata al 13 gennaio 1218, quando una bolla di papa Onorio III ripristinò la diocesi, ratificando come vescovo Rainaldo. A quel tempo, la mensa vescovile non apparteneva più a Narni, ma a Spoleto. Terni era stretta in una morsa fra le due città , molto più potenti, sul piano militare. Terni era pingue per il fisco, dato il suo carattere commerciale e artigianale e debole nella difesa. Spoleto ne approfittava per ricavarne tributi e Narni per vesseggiare il territorio fino alle porte di Terni, città praticamente senza contado. I cittadini ternani proposero al papa il frate Rainaldo, come defensor civitatis e Onorio III , consapevole del caso politico, raccolse la richiesta di un episcopato autonomo. Chi fece le rimostranze fu Benedetto, vescovo di Spoleto,che formalizzò in due punti fondamentali l'opposizione alla bolla papale: 

1) l'antichità della permanenza di Terni nella diocesi della sua città; 

2) la concessione imperiale su chiese e conventi ternani e l'errore di suddividere un territorio legato da vincoli ducali.

La Curia romana respinse il ricorso, e ricordò che l'antichità del possesso era favorevole a Narni e che Benedetto non poteva vantare la continuità dell'amministrazione. Sul secondo punto, veniva esaltata l'indipendenza del governo ecclesiastico di Roma, che aveva il dovere di escludere le concessioni imperiali, dopo la lontana conclusione della lotta per le investiture. Inoltre vennero messi in evidenza i privilegi dei canonici della chiesa madre di Terni, quella di Santa Maria (oggi Duomo) di eleggere il vescovo. Allora, il vescovo era eletto dai canonici e non nominato dall'alto. Benedetto, vescovo di Spoleto, dovette arrendersi e il Podestà di Terni, il Camerario e i Consiglieri decretarono l'apertura della mensa vescovile della loro città. La mensa vescovile è la denominazione per indicare i mezzi di sussistenza, di decoro, di sede per la curia episcopale, a carico della cittadinanza.. Dai cespiti della mensa, contenuti nel capitolato, si deduce innanzi tutto la estensione del territorio diocesano, compreso fra il fiume Nera e il torrente Serra, praticamente l'area all'interno delle mura. La industriosità del luogo è palesata dall'elenco degli oboli di mensa, individuati per mestieri. Essi sono, nell'ordine del documento: legnaioli, pescatori, panettieri, macellai, fabbri, fabbricanti di coltelli e di altri attrezzi, pastori e tessitori di lana, mercanti che vendono a peso, calzolai, pietraioli e carpentieri, allevatori di bovini da aratro, tessitori di canapa, conciatori di pelle. I versamenti dovevano essere fatti in soldi lucchesi o pagando con cera o con pepe. La bolla pontificia, attraverso l'elenco delle categorie fiscali, offre un quadro dell'operosità complessa della città, anche se mancano mestieri importanti dell'economia agraria, quali i mugnai e i vignaioli. Non è spiegato il motivo per cui non sono nominati nell'elenco dei contribuenti alla mensa vescovile. La creazione della diocesi rappresentò per Terni una svolta storica, che la rese protagonista nella vicenda storica, alla pari con le altre importanti città dell'Umbria, quali Orvieto e Narni.

Pompeo De Angelis

 

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