IL CULTO DI SAN VALENTINO 

QUANDO NACQUE. (Prima parte) 

 

L'anniversario di San Valentino si celebra il 14 febbraio: questo perché il Martirologio Gerominiano indica questo giorno come quello del martirio del santo. Il martirologio è una lista di martiri cristiani disposti secondo l'ordine delle loro feste; ma è sbagliato chiamarlo Gerominiano ( che significa che fu redatto da San Girolamo) , Bisogna piuttosto chiamarlo pseudo Gerominiano, in quanto fu scritto da monaci intorno all'anno 600, attribuendolo falsamente alla paternità di San Girolamo, una delle tre grandi figure della cultura cattolica del IV secolo. La copia più antica del Martirologio pseudo Gerominiano è quella detta di Auxerre e da essa derivano gli altri codici medioevali. Al 14 febbraio, appaiono due San Valentino, in due latercoli, nel primo dei quali Valentino è vescovo di Terni, martirizzato in Roma per ordine del prefetto della città Placido; nel secondo è un prete di Roma, martirizzato durante l'impero di Claudio il Gotico, che durò dal 268 al 270. Un altro documento antichissimo ci informa sull'origine del culto di San Valentino da Terni. (Il filone del san Valentino da Roma lo tratteremo in seguito) E' una Passio dell'Ottavo secolo in cui si racconta che Valentino guarì miracolosamente Cheromene, storpio ed epilettico, figlio di Cratone, retore greco, sicché si convertì alla nuova religione tutta la famiglia del ragazzo e gli allevi del retore. Per questo fu messo a morte, dopo una tortura, dal prefetto Placido. Poi la salma fu caricata su un carro trainato da buoi e riportata a Terni dai fedeli e qui sepolta. Sempre nell'Ottavo secolo, nel Liber Pontificalis di Papa Zaccaria (741 - 752), è raccontata una basilica di San Valentino a Terni, in una cronaca dell'incontro del pontefice con il re dei Longobardi, Liutprando, nella primavera del 742. L'incontro si svolse nella basilica ternana, nell'area di Perticara, e nella vicina città di Narni. In questa occasione, fu sancita la formazione del Patrimonio di San Pietro. Il territorio su cui era edificata la chiesa ed un annesso convento benedettino fu a lungo conteso fra Terni e Narni. Derivò da questa contesa l'abitudine di una processione dei ternani fino a Perticara, al 14 febbraio, per portare i ceri a san Valentino, per riaffermare così il possesso del territorio. Si risentì parlare del culto di San Valentino all'inizio del XVII secolo. Era vescovo della diocesi di Terni Antonio Onorati, eminente personalità della Controriforma, che prese possesso del seggio nel 1591. Era nata in quegli anni l'archeologia cristiana, in seguito alla scoperta casuale delle catacombe della Salaria, avvenimento che portò in auge gli studi sui cimiteri cristiani dei primi secoli. A Terni, il vescovo Onorati pensò di dar luogo a scavi nella zona di Perticara, dove esisteva un cimitero extra moenia e la basilica valentiniana, ridotta a completa rovina. Nel 1605, si dissotterrarono le reliquie del santo. Le Riformanze della città recitano: "Fu scoperta un'arca fatta con lastre di marmo, incisa con un segno di croce, dentro la quale riposava il corpo di San Valentino…Quando fu aperta, si rinvennero le ossa del corpo di San Valentino". Il ritrovamento della reliquia non sopì il litigio fra la Magistratura cittadina e il vescovo Onorati. Fin dal 1591, Onorati aveva preteso di modificare "l'onore dell'incenso", durante le messi solenni. Prima di lui si osservava la seguente etichetta: i Priori venivano incensati con due tratte di turibolo, subito dopo il Governatore, se era presente. Poi l'incensata passava ai canonici. Il vescovo sovvertì l'ordine: prima i canonici, poi i priori. Tale procedura, secondo i magistrati, aveva valenza politica e confondeva il popolo, ma Onorati non desistette dal suo proposito. Nel 1599, i laici gli proposero un compromesso, con due turiboli al posto di uno, di modo che la zaffata d'incenso avvolgesse nel medesimo istante le due rappresentanze del potere. Niente da fare. Onorati non accettò. Anzi, a dimostrazione della sua supremazia, fece portare in Duomo la reliquia, appena ritrovata di San Valentino. Ora il contrasto era passato dall'onore dell'incenso al possesso della reliquia di uno dei tre santi protettori della città. Pompeo De Angelis IL CULTO DI SAN VALENTINO (seconda parte) I Priori di Terni ricorsero contro la traslazione della reliquia di San Valentino dalla basilica diruta al Duomo, come aveva imposto il vescovo Onorati e si appellarono alla Sacra Congregazione dei Riti, sostenendo che la tradizione della Chiesa imponeva che la salma non potesse essere traslata dal luogo in cui il suo nome era da secoli venerato. Il prefetto della Congregazione, cardinale Camerino, ammise che la reliquia potesse rimanere a Perticara, al patto che il tempio fosse ricostruito a spese del Comune. Intervenne a favore di questa tesi il cardinale Aldobrandini, che chiese la ricostruzione anche del convento, per ospitare i carmelitani, che dalla Spagna si stavano espandendo in Italia. Queste condizioni furono accettate dalla magistratura cittadina e mai San Valentino fu venerato di più. In quel 1606, il vescovo Onorati morì e gli subentrò Lodovico Ripa, che fece incensare con due turiboli contemporanei priori e canonici. I Priori si affrettarono ad accendere un prestito ai Monti di Pietà della Provincia (2.000 scudi) e da Monti di Roma (8.000 scudi) ed ebbe inizio l'operazione edilizia valentiniana. Il vescovo Ripa contribuì aprendo la questua nella diocesi. Le casse del Comune furono indebitate come non mai, ma nel 1618 la reliquia ritornò nella basilica di Perticara e i carmelitani si insediarono nel nuovo convento. Procediamo fino al 1646. Papa Urbano VIII, per decurtare il numero delle feste patronali, stabilì che ciascuna città avesse un solo patrono. Si verificò l'ultima scaramuccia fra i laici e il clero. I preti sostenevano il patronato di Sant'Anastasio, il Consiglio cittadino si schierò per San Valentino. Decisivo fu l'intervento dei carmelitani a favore di San Valentino. Un breve di Urbano VIII, in data 3 luglio 1647, sanzionò la detronizzazione di Sant'Anastasio e l'incoronazione a patrono unico di San Valentino. In parallelo bisogna rievocare il culto di San Valentino da Roma, perché i due filoni si sono infine incrociati negli anni Settanta del Ventesimo secolo. A un chilometro e mezzo da Porta del Popolo (in età classica Porta Ratumena) a Roma c'è un cimitero pagano - cristiano su cui papa Giulio I (337 - 352) fece edificare una basilica dedicata a San Valentino, prete di Roma. Questo tempi divenne famosissimo nel Medioevo, perché era la prima tappa di Roma per coloro che arrivavano in pellegrinaggio dal Nord. Da questo luogo, i pellegrini asportarono reliquie di san Valentino che diffusero in Europa il culto del santo romano. I padri bollandisti elencano otto San Valentini in Europa venerati al 14 febbraio. I san valentini elencati dalla contemporanea erudizione sono diciassette. Il San Valentino che emerge è quello anglosassone, che, al 14 febbraio, in combinazione con la storia naturale della nidificazione degli uccelli, diventa il protettore delle coppie umane in amore. Della tradizione del San Valentino amoroso, Shakespeare ci lascia una traccia nel canto popolare di Ofelia in "Amleto". Questa tradizione si ingentilì nell'Ottocento, diventando galante, e produsse la moda delle cartoline illustrate utilizzate per inviare messaggi dolci all'amata. Le cartoline si chiamavano "Dobbs patents" dal nome del tipografo. Il giro dei bigliettini sentimentali si allargò ad opera dei profumieri . Il principale produttore fu Eugenio Rimmel. Gli Stati Uniti d'America assorbirono l'abitudine inglese e un cartolaio del Massachussetts iniziò la produzione di cartoline per l'America. Nacque in America il "Valentine day", la festa degli innamorati, al 14 febbraio, propagandata dal cinema , dalle canzoni e soprattutto dai pubblicitari commerciali. La propaganda arrivò fino a Terni che, al bivio, scelse San Valentino, protettore degli innamorati, al posto di San Valentino taumaturgo.

Pompeo De Angelis

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