ISTESS |
|
Titolo articolo "RELATIVISMO LUCI ED OMBRE" di Daniele Mariani
Il 19 Aprile del 2005 Joseph Ratzinger viene eletto papa assumendo il nome di Benedetto XVI. Le sue prime parole pronunciate sono state rivoluzionarie: "la dittatura del relativismo". Rivoluzionarie perchè sono andate a scoprire, colpire, a definire una forma del nostro sistema societario che fino ad all'ora era percepibile solamente come malessere ma non identificato. Le "colpe" di questo malcontento erano identificate attraverso molteplici nomi che cambiavano di volta in volta con gli stessi giornali che le additavano il giorno prima: new economy, globalization, generation X, buco dell'ozono, OGM, società multietniche e "nuove famiglie", guerre sante, media sistem, informatizzazione.. La rivoluzione di Benedetto XVI è consistita non più nel cercare di risolvere le conseguenze bensì nell' individuare la causa prima, l'origine dei mali di questa nostra società. Il relativismo inteso come non-scelta, il relativismo come non-riconoscimento di valori universali ed accettazione di valori pragmaticamente quotidiani e materialistici; "dittatura" perchè se l'uomo riconosce la sua libertà nella scelta, il non-scegliere lo relega ad una condizione di schiavitù dovuta ad un'accettazione di un sistema valoriale condizionato da etiche consumistiche, subentrate ad un back-ground esperienziale di usi, costumi e sentimenti frutto della cultura e della storia di un paese stesso. La non-scelta, quindi il non riconoscimento di un'identità socialmente condivisa porta ad una spersonificazione dell'essere stesso in quanto non più rintracciabile in un quadro societario/valoriale comune; da qui la crisi dell'uomo moderno ed il conseguente relativismo in nome di una riaffermazione del laicismo teso ad un' identificazione con la società che lo circonda ed i suoi valori. Ma se è vero che l'esaltazione dell'individuo che si auto celebra, del "make man self", dagli anni 80 ad oggi rincorrendo degli "status", è anche vero che il malessere di cui è schiavo è dovuto alla solitudine in cui la standardizzazione di valori ed obiettivi lo hanno relegato. Ciò che distingue la massificazione dall' appartenenza ad una cultura sociale è l'etica: la stessa è rintracciabile nella scelta, nella morale che guida l'individuo attraverso gli ostacoli che la vita gli presenta. Il campo morale per eccellenza è la cultura in cui l'uomo è cresciuto. La nostra cultura è fondata su valori cattolici e la scelta che questi tempi ci pongono è su una riaffermazione di identità. Una riaffermazione di identità che però non trascenda in una esasperata imposizione di regole finalizzate ad un fondamentalismo vetusto e ghettizzante. Le società moderne multietniche contrappongono modi, culture diverse a stretto contatto tra loro, mancanti di una giusta regolamentazione che definisca punti d'incontro socialmente condivisi che non offendano valori nè ritualità. La multietnicità però non deve sfociare nel multiculturalismo che significherebbe relativizzazione degli strati sociali, emarginazione ed ignoranza data la chiusura verso un sistema sentito come improprio; il non-rispetto di regole d'uso comune e quindi ad una affermazione di una cultura su di un'altra porta ad una frammentazione della società, contrapposizione, quindi allo "scontro delle civiltà" come sostenuto da Huntington. Affinchè il fratello non levi la mano su di un altro fratello , poiché figli dell'unico Dio, il dialogo è l'unica strada che porta alla conoscenza e di conseguenza alla comprensione dell'altro finalizzati ad una convivenza necessaria. Ma se è vero che la comunicazione passa attraverso due entità come e cosa può comunicare una società alla ricerca di un'identità?! Senza peccare di semplicismo, la riscoperta dei valori base della nostra società arricchita di un campo esperienziale critico ottenuto attraverso la storia, volto alla non ripetizione di errori passati, può essere il primo passo. La relatività quindi di ogni cultura rispetto alla varietà che il nostro creato offre non deve essere fraintesa per il relativismo che affligge il nostro credo. Ridare il giusto posto nella nostra scala di valori ad elementi cardine di questa nostra società come ad esempio la famiglia, ricordare il concetto primo di laicità che non significa rottura incondizionata con la "storia dei nostri padri" bensì, come dice monsignor Vincenzo Paglia, l'attitudine critica ad articolare il proprio credo secondo regole e principi logici, demistificazione di tutti gli idoli e/o idolatrie, riscoprendo la così detta forza debole della fede: "che non ha mezzi né politici né economici, eppure sa guidare i comportamenti degli uomini". Messaggio di rivoluzione teso alla prime vittime del relativismo: i giovani. Poter effettuare momenti di riflessione con studenti universitari, studenti di medie superiori attraverso dibattiti sostenuti da personaggi cardine delle tre principali confessioni monoteiste, illustri non credenti, esperti di mezzi di comunicazione e media sistem e/o sociologi. Incontri possibilmente che non siano solo una "goccia nell' oceano" bensì la così detta "goccia che scava la roccia". Dibattiti che sostengano un dialogo volto alla scoperta delle volontà di ogni parte di questi incontri rispetto alla società in cui vivono ed il loro concetto di relativismo, finalizzato ad un modello diverso di convivenza, mediante anche esempi di vita reale che sostengono quanto detto sul tema dell'incontro.
|