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"IL CAMMINO DI ASSISI"

di Daniele Mariani

 

"Forse mai come prima nella storia dell'umanità è divenuto a tutti evidente il legame intrinseco tra un atteggiamento autenticamente religioso e il grande bene della pace... la preghiera e già in se stessa azione, ma ciò non ci esime dalle azioni al servizio della pace"..così concludeva Giovanni Paolo II il 27 ottobre le "giornate di Assisi" del 1986. Vi parteciparono 50 rappresentanti delle Chiese cristiane e 60 rappresentanti delle altre religioni mondiali. Per la prima volta nella storia si realizzava un incontro come questo: riunire i credenti di tutte le religioni mondiali nella città di San Francesco, ponendo l'accento sulla preghiera per la pace, l'uno accanto all'altro, di fronte all'orrore della guerra. Lo scenario internazionale era ancora diviso in due blocchi contrapposti, e sembrava che solo le due grandi potenze fossero capaci di dare la pace o di minacciarla seriamente. Ad Assisi si creava una sinergia tra due percorsi paralleli: quello del dialogo interreligioso e quello dell'impegno dei credenti per la pace. Lo stare insieme ed a diretto contatto con le diverse culture evinse che la preghiera per la pace non solo era lo strumento che accomunava tutti i presenti ma che la preghiera stessa è alla radice della pace: fu occasione per chiarire ad ogni credente che andando al fondo della propria fede, si scopre la struttura fondamentale del "pacifico", e nella preghiera il momento privilegiato di questa scoperta. Con Assisi si contrapponevano alle grandi potenze della guerra fredda l'impegno dei credenti di tutto il mondo e di tutte le fedi in nome della pace. Però tutto ciò non poteva restare un evento isolato e per questo la Comunità di S. Egidio raccolse l'esigenza di continuare quel cammino; era nata l'idea di un appuntamento annuale, favorito dai legami di amicizia che si erano creati tra i capi religiosi convenuti ad Assisi. Così alla preghiera comune a Kyoto sul monte Hiei nell'Agosto dello stesso anno, seguirono gli incontri di Roma rispettivamente nel 1987 e nel 1988, a Bari 1990 nel meeting tra Oriente e Occidente. Ciascuno spiegava ad altri la propria tradizione religiosa. Lo scenario era cambiato rispetto al 1986: il mondo usciva dai blocchi della Guerra Fredda e la Guerra nel Golfo diventava più di una minaccia. La nuova formula degli incontri presentava uno studio delle diverse religioni dove ciascuno aiutava gli altri a capire come le grandi religioni si collocano di fronte al grandi interrogativi del mondo nel nuovo scenario appena profilatosi. La presenza di esponenti del mondo politico agli incontri rappresentarono un confronto importante tra visioni differenti della realtà contemporanea, quella degli uomini di religione e quella dei responsabili civili. Le 24 tavole rotonde susseguitesi nelle principali città del mondo nel corso degli anni hanno tenuto intatto lo spirito di Assisi che si rinvigoriva proporzionalmente di fronte alle brutalità che la società presentava. La frequenza dei conflitti che si accendevano nelle varie parti del mondo, la crisi di valori che hanno investito le società mondiali e la scomparsa del pontefice Giovanni Paolo II il 2 Aprile del 2005, l'ideatore dello "spirito di Assisi", sembravano render vani gli sforzi e minare lo spirito stesso delle manifestazioni nel nome della pace. Per nulla affrancati dalla lotta, i sapienti della pace hanno dato una chiaro segnale alla direzione quasi "senza ritorno" che il mondo ha intrapreso: il giorno 4 e 5 Settembre del 2006 la Comunità di Sant'Egidio insieme alla Conferenza Episcopale dell'Umbria hanno promosso il meeting dal tema "PER UN MONDO DI PACE - RELIGIONI E CULTURE IN DIALOGO". Ancora una volta da Assisi le grandi religioni mondiali hanno rimesso al centro il tema del dialogo tra culture diverse come chiave per lo svuotamento dello scontro di civiltà, per uno sviluppo e una globalizzazione non ispirati solo al mercato, ma capaci di mettere al centro legittime aspirazioni dell'uomo e di interi popoli. Le giornate di Assisi hanno testimoniano un messaggio di pace dalle radici antiche: raccolti nella preghiera secondo le diverse tradizioni religiose e convinti del valore dell'invocazione a Dio nella costruzione della pace, è stato mostrato come la preghiera non divide, ma unisce. Se nessuno scontro è frutto di un destino inevitabile, la pace è un valore irrinunciabile, anche quando appare difficile o disperato perseguirla. Da Assisi si è levata l'esortazione verso ogni governo, ad andare oltre il pessimismo di cui è preda, a scoprire come responsabilità morale l'arte del dialogo e la ferma condanna verso coloro che usano il nome di Dio per distruggere l'altro fratello. Il cammino per la cultura della pace è ancora lungo ma il lottare per la pace è un dovere morale da cui non ci si può esimere in quanto figli dello stesso Dio, nello stesso creato.. "spezzeranno le catene fatali delle divisioni ereditate dalla storia o generate dalle moderne ideologie. La pace attende i suoi artefici.."(Karol Wojtyla) 

 

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