LA CASSA DI RISPARMIO
Come nacque.
La Cassa di Risparmio di Terni nacque nel 1846 e diede vita a un istituto di credito per lo sviluppo industriale, parallelo al Monte di Pietà, che ormai era soltanto un banco dei pegni. Prima della Cassa di Risparmio, il Monte di Pietà aveva avuto un vita secolare. Per raccontare l'intera vicenda, la divideremo in due parti: la nascita del Monte di Pietà nel Medioevo e la nascita della Cassa di Risparmio nell'Italia degli ultimi anni di stato pontificio.
IL MONTE DI PIETA'
Nella seconda metà del XV secolo, i prestiti venivano assicurati da banchi di credito ebrei, fiamminghi e lombardi (la dizione "lombardi" comprendeva tutti i banchi italiani, compresi quelli toscani). Il tasso d'interesse praticato da questi banchi si aggirava fra il 30 e il 40% e veniva ridotto in modo considerevole , quando il cliente era un municipio, la signoria o il principato che ospitava l'istituto di credito, dettandone le regole di permanenza sul territorio. Gli ordini dei predicatori (domenicani e francescani) protestavano contro il tasso d'interesse, considerandolo non solo usuraio, ma anche infondato da punto di vista teologico. In particolare, per i francescani dei primi tempi, quelli della "regula non bullata", il danaro era considerato polvere da calpestare con i piedi. Dio non ammetteva che si lucrasse sui bisogni degli individui. Ci fu una svolta con la predicazione di un francescano, frate Bernardino da Siena, quando costui diffuse un suo scritto intitolato: "Sui contratti e l'usura" in cui giustificò la proprietà privata, l'etica del commercio, la determinazione del valore e del prezzo e infine la possibilità di un interesse equo sui prestiti. La teologia di Bernardino da Siena teorizza che l'uomo intraprendente viene dotato da Dio di quattro qualità: laboriosità, responsabilità, efficienza e propensione al rischio.Tali qualità sono tipiche dei mercanti e degli artigiani, perciò ognuno di costoro ha il diritto di guadagnarci sopra per proseguire nel suo negozio e in ricompensa dei rischi che corre. L'opera teologica di un minore osservante può essere considerata un pilastro del Rinascimento e la formulazione teorica del capitalismo. La nuova dottrina prese vigore nel convento di Monteripido di Perugia e conseguì un risultato universale: la creazione delle banche moderne basate sul fondo di rotazione del danaro. Tra i frati che frequentavano Monteripido, divenuto sede dello "Studium" generale di teologia di Bernardino da Siena, ci fu un ternano, chiamato frate Barnaba Manassei. (L'Istess sta preparando un convegno nazionale di studio su questa figura, per l'anno in corso) Barnaba veniva da una famiglia di mercanti e amministratori della città di Terni e unì in sè il momento contemplativo e quello pratico, per cui è stato definito "asceta ed economista". L'importanza universale di Barnaba Manassei risale al 1460 - 1462, quando predicò a Perugia, insieme a frate Michele da Milano e, esacrando l'usura, convinse gli amministratori della città a dar vita a un banco di prestito su pegno, che usasse il tasso d'interesse unicamente per conservare il monte del danaro necessario a mantenere il flusso dei prestiti, secondo la teologia di San Bernardino da Siena e applicando la regola del fondo di rotazione. Nel frattempo frate Bernardino era stato canonizzato, nel 1450, e venerato con il nome di San Bernardino da Siena. Il monte si formò, a Perugia, con i proventi di donazioni ed elemosine e perciò prese il nome di Monte di Pietà. Faceva prestiti a mercanti e artigiani ed escludeva prestiti per spese di lusso. Il tasso d'interesse non doveva superare il 6%. Frate Agostino da Stroncone, nella sua "Umbria serafica" ricorda l'avvenimento, datandolo al 1460, dicendo: "Circa in quest'anno, il beato Barnaba inventò l'opera santissima del Monte di Pietà". Il nuovo istituto bancario divenne la bandiera contro l'usura dei francescani osservanti e si diffuse rapidamente in mezza Italia: a Orvieto, nel 1463, a Foligno nel 1465, a Terni nel 1467, ad Assisi nel 1468. Papa Leone X normalizzò i Monti di Pietà il 4 maggio 1519 con l'enciclica "Inter multiplices". Terni ebbe la gloria di aver dato i natali a Barnaba Manassei, che ha dato i Monti di Pietà al mondo. Così disse Paoloano Manassei discendente della famiglia di Barnaba e senatore del Regno.
Pompeo De Angelis
LA CASSA DI RISPARMIO
Nella prima metà del XX secolo, i Monti di Pietà non erano più in grado di sopperire alle esigenze di una società avanzata, che aveva bisogno di tutelare i propri risparmi e di finanziare progetti industriali. Nell'Italia settentrionale, avevano cominciato ad operare le Casse di Risparmio: a Padova nel 1822, nelle province lombarde la Cariplo nel 1823, nel 1827 a Torino. In Umbria, l'idea di adottare i mezzi e lo statuto delle Casse di risparmio fu portata da mons. Gioacchino Pecci intorno al 1843. Pecci era allora delegato apostolico a Perugia. In seguito diverrà vescovo della diocesi perugina (nel 1847) e infine sarà innalzato al soglio pontificio con il nome di Leone XIII. (nel 1878). Nel 1843, era stato nominato vescovo di Terni Don Vincenzo Tizzani, un amico, tra l'altro, del poeta Gioachino Belli, sposato con una ternana. Tizzani prese spunto da Pecci e scrisse una lettera, in data 30 gennaio 1846, a Giuseppe Massarucci, gonfaloniere di Terni per chiedere uno sforzo concorde per la istituzione di una banca popolare, ovvero di una Cassa di Risparmio, denunciando "le avarie che continuamente si fanno dagli usurai a danno della povera classe industriale" . Il suo abbozzo di piano era sulla falsariga dell'esperienza perugina e romana. La risposta di Massarucci arrivò il 17 marzo, annunciando la nomina di una commissione di quattro membri: Don Roberto Corradini, Giulio Gazzoli, Luigi Manni e Giovanni Manassei. Don Roberto Corradini era il vicario del vescovo Tizzani, Giulio Gazzoli era un parente del cardinale Lodovico Gazzoli, protettore di Terni, Luigi Manni era un reggente del Monte di Pietà e Giovanni Manassei un discendente di Barnaba, inventore dei Monti di Pietà. La Commissione ottenne la sottoscrizione di 113 soci, che elaborò lo statuto della società e creò un fondo di 1000 scudi. Il 5 settembre il cardinale Gizzi, segretario di Stato della Santa Sede, approvò formalmente l'istituzione. La Cassa di Risparmio venne inaugurata il 30 novembre1846 e il 1° dicembre fu aperto il locale per il pubblico, che consistette in una sola stanza in palazzo Manni, messo a disposizione gratuitamente da Luigi Manni, che fungeva da cassiere. I risparmiatori fecero subito una discreta quantità di depositi, per i quali ricevevano un interesse del 4%. La cassa veniva aperta tutti i giorni, compresa la domenica, per speciale deroga ecclesiastica del riposo festivo . Il tetto dei prestiti era stabilito in 100 scudi. Tra i 113 sottoscrittori iniziali troviamo il nome di Felice Gauthier, personaggio che richiede una breve nota. Era costui l'ingegnere capo della Ferriera pontificia passata in proprietà al romano Giacomo Benucci. Gauthier era entrato nell'operazione della Cassa di Risparmio per rappresentare gli interessi della Ferriera, che aveva bisogno di prestiti e di protezioni. Infatti il Benocci chiedeva un dazio protettivo alla frontiera sui prodotti ferrosi. Il disagio della ferriera dipendeva dal fatto che ormai i suoi impianti erano arretrati tecnologicamente. Alle pretese di Ghautier si oppose il vescovo Tizzani, anch'egli fra i 113 sottoscrittori della Cassa, che era disponibile per crediti a favore del rinnovamento strutturale degli impianti, ma non a sostenere l'aumento del dazio. La mattina del 5 gennaio del 1847 avvenne uno scontro tra il vescovo e l'ingegnere francese, che aveva preparato un agguato in Piazza delle Erbe. Circondato da un manipolo di operai della Ferriera schiaffeggiò Tizzani e lo fece imbottigliare dai suoi seguaci. Il Vescovo fu liberato dall'aggressore da un tenente dell'esercito e dall'interveto del governatore in persona. Da questo episodio si deduce che la Cassa di Risparmio nasceva in bilico fra le istanze di progresso rappresentante da Tizzani e la struttura economica arretrata esemplificata dall'antica Ferriera.
Pompeo De Angelis