CASCATA DELLE MARMORE
Come nacque.
La Cascata delle Marmore nacque nel 270 avanti Cristo. Non è frutto della natura, ma opera dell'uomo. Erano appena terminate le guerre che la lega dei popoli italici portò contro Roma, concluse con le vittorie romane di Sassoferrato del 295 e di Vadimone del 283. In queste battaglie furono sconfitti anche gli umbri e i sabini. Per quanto riguarda le tribù naharte (ternani e narnesi) e sabine (i reatini) si occupò dell'assoggettamento e della colonizzazione il console Curio Dentato. Curio Dentato era un soldato di professione che aveva battuto sul campo i sanniti, i sabini, i galli, gli etruschi e Pirro re dell'Epiro. Aveva l'abitudine di celebrare le sue imprese con i monumenti. La vittoria sui sabini venne ricordata con la costruzione del tempio di Feronia a Largo Argentina in Roma. Il bottino della guerra contro Pirro gli consentì di finanziare l'Anio Vetus, l'acquedotto dell'Aniene e la vittoria sugli umbro- sabini venne esaltata con un monumento di marmo e acqua che venne chiamato Cascata del Velino o delle Marmore, cioè di marmo. Infatti, Curio Dentato fece precipitare le acque del Velino, il fiume di Rieti, nella sottostante valle del Nera, il fiume di Terni. Accadeva che le acque del Velino fossero fortemente calcaree ed evaporando lasciavano depositi di travertino, che creavano una diga al loro deflusso e provocavano una palude su più della metà della valle reatina. Nella valle sottostante, il Nera dal corso più impetuoso, scavava il suo letto. Tra la valle reatina e laValnerina esisteva un dislivello di 160 metri. Considerata questa situazione, il console intese risolvere tre problemi: magnificare il suo nome, avere aree rurali da affidare ai legionari, aumentare la portata del Tevere favorendone la navigabilità A sua gloria immaginò lo spettacolo di un fiume che finiva spumeggiando in un precipizio. Per il controllo del territorio insediò dei legionari fedeli a Roma distribuendo ettari di terreno fertile conquistato alla palude. Per aumentare la portata del Tevere, volle accrescere le acque del Nera, affluente naturale del fiume romano, immettendovi artificialmente il Velino. sicché, da Orte a Roma, Il Tevere ebbe raddoppiato il suo volume e trasportò imbarcazioni pesanti da Stifone (sotto Narni) fino alla capitale. La leggenda invece dice che il pastore Velino si innamorò della ninfa Nera, figlia del Dio Appennino. Il padre crudele, contrario a questo amore, mutò in acqua sua figlia e il pastore solo e disperato si gettò nel baratro. La dea Feronia trasformò il suicida in cascata e i due innamorati si congiunsero nelle onde, correndo a sposarsi nel talamo del dio Tevere. Dietro la leggenda c'era il canale Curiano. E' quello che il console fece scavare ai sabini, ridotti in schiavitù. Era lungo oltre due chilometri, sfociava in due brecce attraverso i travertini e dava sfogo alle acque palustri, liberava il Velino che traboccò nel Nera, creando la cascata più grande d'Europa. Con l'acqua lustrale della Cascata delle Marmore, la città del Nera acquistò il nome di Interamna, (città fra i fiumi) e divenne un insediamento misto di popolazione naharca (cioè del Nera) e latina. La popolazione aumentò appunto per l'insediamento dei legionari a cui Curio Dentato aveva assegnato sette iugeri di terra agricola (meno di due ettari) per circa quattromila lotti nella zona ternano-reatina. Si chiamavano "piccoli campi" e ne rimane ricordo a Terni nel toponimo Campomicciolo. Avvenne una rivoluzione etnica e demografica. Curio Dentato assimilava così i vinti e per assicurare il legame definitivo con Roma promosse Interamna municipio "sine suffragio", cioè istituzione che concedeva agli autoctoni la cittadinanza romana, facendo però reggere il Comune da prefetti della capitale.
Pompeo De Angelis