ISTESS |
|
Titolo articolo "AIUTO ALLA CHIESA CHE SOFFRE" di Daniele Mariani fonte:
Dossier 2006 'Aiuto alla Chiesa che soffre'
Aiuto alla Chiesa che soffre Prevale ancora in molti paesi europei, una direzione laicista che sembra conoscere la sua massima espressione nelle istituzioni comunitarie, in specie nel Parlamento europeo. L'occasione, perduta, di inserire una menzione alle radici cristiane d'Europa nella bozza di Costituzione costituisce soltanto il segnale più evidente dell'incapacità di molti governi e di molti politici di superare l'antica e stantia dialettica tra religione e vita civile attraverso un rapporto maturo con la società. Nei territori reduci da decenni di totalitarismo socialcomunista fatica ancora l'idea dell'autonomia della religione dallo Stato anche se in Georgia e Russia si registrano alcuni passi in avanti sulla strada della denazionalizzazione delle Chiese. Sono ancora difficili da rimarginare le ferite della guerra civile nell'ex-Jugoslavia, dove permangono situazioni di ostilità fra le diverse comunità religiose, spesso identificate con le etnie. L'Europa compie tentativi per gestire con equilibrio l'ingresso di immigrati musulmani e le loro convivenza con le popolazioni locali, anche mancano soluzioni efficaci. In questa incertezza si inserisce il dibattito sull'ingresso della Turchia in Europa: sull'altra sponda del Bosforo, spesso la reazione ai timori europei si manifesta con una speculare chiusura ad ogni contributo culturale e religioso proveniente dall'Europa, di cui cadono vittime le minoranze cristiane locali, oggetto di discriminazioni e violenze, di cui è stata testimonianza il martirio di don Andrea Santoro. Negli Stati Uniti il dibattito è sul piano dei diritti civili ed individuali, mentre in Canada si stanno intraprendendo le strade della legalità nel tentativo di introdurre elementi della legge coranica nell'ordinamento giuridico. In Venezuela si nota l'acuirsi di tensione tra Stato e Chiesa mentre in Colombia aumentano gli omicidi dei terroristi delle Farc e dell' Eln contro esponenti religiosi. In tutta l'America Latina numerose associazioni abortiste lanciano una sfida aperta alla cultura della vita promuovendo leggi contrarie al diritto naturale e cristiano. In Africa, l'avanzata dell' Islam radicale ha portato l'applicazione della legge coranica a pretendere l'inclusione anche dei non-musulmani; è stato causa di tensioni e di conseguenti attacchi contro le comunità cristiane come in Nigeria e Kenya, mentre l'Algeria ha approvato una legge nel 2006 che punisce le conversioni dall'Islam. Colpiti anche dalla minaccia del terrorismo, molti cristiani scelgono spesso la via dell'esilio in Occidente, dalla Palestina all'Arabia Saudita, l'Iraq e l'Iran, in cui è alto il rischio di estinzione delle comunità cattoliche. Anche in India l'attività missionaria cristiana è oggetto di violenza sistematica che giunge fino all'omicidio del sacerdote cattolico don Agnos Bara. Si confermano di ostacolo anche le sempre più numerose leggi e disposizioni liberticide attuate nei vari stati indiani, della legge "anti-conversione" nello Sri Lanka a maggioranza buddista. Fra i primi persecutori oltre al Myanmar, Laos, Vietnam e Corea del Nord, riamane la Cina, dove le direttive del partito comunista impongono la carcerazione per i cristiani non sottomessi allo Stato, mentre continuano a funzionare a pieno ritmo i campi di concentramento e tortura per i Falun Gong e i buddhisti tibetani. Gli attacchi alle varie fedi nel mondo da parte di regimi o associazioni terroristiche, i conflitti, le persecuzioni stanno sempre più recidendo quel legame che la parola stessa religio (dal latino "legame"), indica esserci tra Dio e la Sua creatura più amata: l'uomo. Uscire dai nostri "gusci" mentali ignorando ciò che accade ai nostri fratelli cristiani lontani. Tornare a definirsi cristiani e a pretendere rispetto per il nostro credo, quindi un atteggiamento autenticamente religioso, non significa tornare ad un oscurantismo medioevale: significa professare il grande bene della pace. Tutto questo può essere fatto attraverso un confronto chiaro e di rispetto: il confronto potrà esserci solo nel momento in cui riscopriremo chi siamo, cioè le nostre radici giudaico-cristiane. Ignazio di Antiochia disse: "Il cristianesimo non è opera di persuasione ma di grandezza". Le nostre chiese, le nostre comunità, noi stessi dobbiamo diventare grandi nell'amore che da speranza che supera le speranze terreni, poiché queste ultime sono tali che una volta raggiunte, sono già superate e non riescono a permeare di quella gioia che può venire solo dall'Eterno, come sottolineato da Papa Benedetto XVI nella sua ultima enciclica "SPE SALVI FACTI SUMUS". Solo così potremo iniziare il nostro cammino insieme alle altre culture, le altre religioni per il bene comune del mondo perché la parola di Dio è l'unica chiave per la nostra salvezza. Tornare a scegliere "pro eligendo" una scelta di coraggio, di libertà, una scelta di fede.
|