Monica Ceccarelli, la voce della Thailandia

di Arnaldo Casali

Scomparsa all’improvviso nei giorni scorsi durante un’escursione in Tailandia, l’antropologa ternana Monica Ceccarelli è stata una delle protagoniste della vita dell’Istess degli ultimi vent’anni.

Per molto tempo segretaria dell’Istituto di Studi Teologici e Storico-Sociali, è stata tra i fondatori del Terni Film Festival, del quale ha anche co-diretto l’edizione 2006, anno in cui organizzò un leggendario concerto di Enzo Decaro e Marcello Colasurdo.

“La voce del Vesuvio” – scomparso due anni fa – era un autentico sacerdote laico di Mamma Schiavona, la Madonna Nera di Montevergine, il cui culto Monica aveva studiato approfonditamente.

Nel corso del suo trascinante concerto di tamurriata, Colasurdo aveva coinvolto anche il fondatore del trio “La Smorfia”, proponendo canzoni-preghiere scritte con Massimo Troisi.

Proprio alla memoria di Colasurdo Monica avrebbe voluto dedicare un evento del festival nel 2023, che purtroppo non siamo riusciti a organizzare. Così come resta un grande rimpianto quello di non aver mai dedicato alla Thailandia il focus del festival.

Figlia di librai, Monica Ceccarelli era stata anche attivista dell’associazione LGBT “E se domani” e aveva lasciato Terni da molti anni per trasferirsi in Thailandia, sua terra di elezione.

Siamo sempre rimasti in contatto tramite i social e l’ultimo messaggio è stato per gli auguri di compleanno, due anni fa.

Alla Thailandia aveva dedicato anche un blog, fondato nel 2019: La Thailandia di Monica – vivere a Chiang Mai, in cui approfondiva vari aspetti di questo paese, con articoli in due lingue (italiano e inglese) e numerose immagini da lei stessa scattate.

Il suo ultimo articolo, datato il 27 gennaio, è dedicato al monachesimo femminile.

“In Thailandia le bikkhhuni esistono e stanno crescendo” scrive: “Il turista medio occidentale quando immagina o ricorda un viaggio in Thailandia sicuramente ha impressa nella mente anche l’immagine di qualche bhikkhu, o monaco, che ha incrociato durante la questua mattutina oppure all’interno di un tempio, magari intento a benedire i fedeli, annodando un classico bracciale di cotone bianco intorno al polso. Quasi mai ci si chiede se esista anche una via femminile al monacato buddista. Ebbene sì, esistono anche le bhikkhuni, nonostante ostacoli e pregiudizi che la cultura locale riserva loro. Lunedì 19 gennaio ho avuto l’opportunità di visitare il loro tempio principale, il wat Nirotharam, che è a poco più di un’ora di distanza da Chiang Mai, ai piedi del doi Inthanon. La storia inizia nel 2003 quando Bhikkhuni Dhammananda viene ordinata secondo la tradizione Theravada, in Sri Lanka, perché in base all’ordinanza del Consiglio Supremo Sangha ai monaci in Thailandia è vietato ordinare monache, pena l’applicazione di sanzioni. Le donne che desiderano intraprendere la vita monastica devono quindi cercare l’ordinazione in Sri Lanka. In poco più di venti anni il numero di donne pienamente ordinate ha raggiunto circa le trecento unità”.

 

“Sempre sorridente e tranquilla, ha portato serenità e calma nel suo lavoro di segretaria all’Istess nei primi anni 2000” ricorda Stefania Parisi, che come direttrice dell’Istituto aveva voluto Monica al fianco all’inizio del suo lungo mandato.

“Più che nelle carte da archiviare la sua attitudine la esprimeva nell’accoglienza delle persone, specie dei più fragili o esclusi. Un’altra caratteristica che la distingueva era il suo sguardo rivolto ai problemi del mondo, a 360 gradi. Propose di dedicare l’edizione 2008 del Film Festival alla testimonianza eroica di Aung San Suu Kye”.

“Attratta dalle problematiche socio culturali dell’estremo oriente – continua Parisi – decise poi di trasferirsi a vivere in Thailandia. Ma fece, prima, anche una interessante esperienza di studio, all’Università di Perugia, per collaborare con la cattedra di antropologia culturale diretta da Fiorella Giacalone. Il frutto di quegli studi fu da lei raccolto in una pubblicazione sulla Teologia della liberazione e i sincretismi religiosi latino-americani. Particolare attenzione era sempre da lei dedicata alla presenza e alle attività dei movimenti femminili e alle sofferenze dei bambini”.

Proprio durante uno dei suoi numerosi viaggi all’interno del paese Monica ha trovato la morte. E proprio in Thailandia riposeranno le sue ceneri.

“A differenza degli uomini – scriveva nel suo ultimo articolo – le donne possono essere ordinate una sola volta nella vita, i monasteri non possono essere collocati nella foresta perché ovviamente si pensa che delle donne non siano in grado di sostenere il rigore di questo tipo di strutture ed essendo isolate potrebbero correre dei rischi maggiori rispetto agli uomini… Per il resto conducono la vita quotidiana scandita da ritmi e attività molto simili a quella dei monaci. Sveglia alle 3:30 del mattino, alle 4:00 si riuniscono per la preghiera, poi escono per la questua, entro le 9:00 hanno l’unico pasto della giornata vegetariano, poi si dedicano allo studio e mansioni quotidiane. Durante il giorno per placare la fame possono mangiare piccoli frutti. Si astengono dal consumo di alcool e non possono ascoltare musica”.

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