Terni Film Festival 2025: i vincitori

 

È la Turchia a trionfare alla XXI edizione del Terni Film Festival: Quando le foglie del noce diventano gialle di Mehmet Ali Konar – una storia incentrata sul rapporto tra padre e figlio ambientato nella regione curda devastata dalla guerra – ha ottenuto i due premi principali: Miglior film e Premio Signis; una doppietta che poche opere avevano ottenuto fino ad oggi.

Come migliore documentario si è affermato invece Oltre il tempo l’amore di Sabrina Iannucci: un backstage girato sul set di L’ordine del tempo che vede protagonisti Liliana Cavani (regista del film) e Carlo Rovelli (autore del libro da cui è tratto).

La giuria, composta da registi Jordan River e Bruno Di Marcello e la poetessa e fotografa Eloisa Battista ha premiato invece come cortometraggio l’italiano Samsa di Gianpiero Pumo, in cui un giovane immigrato cerca di entrare in una prestigiosa scuola di cucina.

Gran Premio della Giuria alla coproduzione Polonia-Stati Uniti Il trionfo del cuore di Anthony D’Ambrosio sulla vicenda di Massimiliano Kolbe, il francescano morto ad Auschwitz scambiando la sua vita con quella di un altro prigioniero, che ha ottenuto anche l’Angelo per il migliore attore protagonista, assegnato a Marcin Kwasny.

La giuria Signis, composta dai critici Marek Lis (Polonia), Anna Karapetyan (Armenia) e Maria Puscasu (Romania), oltre al premio ufficiale ha assegnato due menzioni speciali al corto iraniano She is not here di Saeed Seiri e all’italiano Vermi di Domenico Distilo.

La vittoria di un film turco decretata da una giuria composta anche da un’armena è uno degli aspetti più significativi di un festival che da vent’anni lavora sul dialogo tra popoli e religioni, superando pregiudizi e razzismi di ogni sorta. Non a caso tra i premiati di quest’anno figurano anche un film russo (il corto 404 di Marina Ganina, incentrato sulle insidie dell’intelligenza artificiale) e un’opera israeliana realizzata proprio con l’intelligenza artificiale (Echoed in the water di Yossi Galanti).

Tra gli premiati nella “Notte degli angeli” animata da Casa Abis e dal direttore artistico Moni Ovadia (che ha aperto la serata con lo spettacolo sulla Palestina Una candela nel buio) anche il regista Eddie Da Silva (C’è qualcuno) e l’attrice Chiara Pazzaglia (Vermi).

Tra i premiati dalle quattro diverse giurie del festival, anche il documentario Stanley and Us sul progetto Pinocchio di Kubrick (miglior montaggio), il documentario The Madmen Coach di Carlo Liberatore (sul calcio come strumento di integrazione tra persone con disabilità psichica in Senegal), Guido Chiesa (Premio Fuoricampo con Per amore di una donna), Ivano De Matteo (Film dell’anno con Una figlia), Giulio Base e Ninni Bruschetta (entrambi Angelo alla carriera), il monaco ortodosso del patriarcato russo Jan Guaita (Premio San Valentino per la pace).

La regista ternana cresciuta a Hollywood Cecilia Miniucchi ha ricevuto il Premio Moschin per il film No Place Like Rome, che ha incassato anche l’Angelo per la migliore attrice non protagonista (Radha Mitchell), Nello Giorgetti, tra i più importanti scenografi italiani (Fantozzi, Phenomena, Marco Polo, Marcellino pane e vino, C’era una volta in America, Malèna, Maledetto il giorno che t’ho incontrato, L’uomo delle stelle, The Start Up) ha vinto l’Angelo per la migliore ambientazione per il film La seconda via, mentre lo scrittore e umorista Alessandro Gori, noto anche come “Lo Sgargabonzi”, è stato invece premiato come produttore del corto C’è qualcuno di Eddie Da Silva. Due premi anche per  Vermi di Domenico Distilo, già premiato a Giffoni, che ha ottenuto l’Angelo per la migliore attrice protagonista e la Menzione speciale Signis.

La “Notte degli angeli” ha coinciso significativamente con l’udienza di papa Leone XIV con il mondo del cinema, alla quale hanno partecipato i vertici del Terni Film Festival e molti ospiti.