Scuola Diocesiana

#iorestoacasa

di Valter Pileri

Sono un appassionato di asparagi. Mi piace cercarli e cucinarli, magari con due ciriole fatte in casa. E così una mattina, una domenica di Covid, mi sono ritrovato in preda al più classico dei dubbi: uscire o non uscire? “Se sia più nobile” soccombere alla volontà del coniuge e rassettare il garage o contro ogni decreto “prendere le armi” e sfidare la sorte?
Prima ancora che potessi decidermi, eccolo, puntuale dalla TV, il mantra che ci accompagna ormai incessantemente da oltre due mesi: #iorestoacasa!
E sia, ma se di solito un mantra aiuta a liberare la mente, la mia invece si aggrovigliava sempre di più e proprio non riuscivo a fare ordine né di questa né del garage.
Non sarebbe stato forse più sicuro uscire in cerca di asparagi piuttosto che armeggiare maldestramente con i pericolosi attrezzi del garage? Ed era realmente il buon senso a guidarmi o questo era solo, come a volte accade, una maschera della codardia?
“Ma no! Ha ragione Kant”, mi son detto, “…l’unica libertà viene dalla ragione: sono le passioni che ci rendono schiavi! E poi ‘sta pandemia dovrà pur passare e quando sarà finita torneremo ad uscire ed abbracciarci e tutto scivolerà via nella collezione confusa dei ricordi”.
Ma allora cosa resterà? Cosa cambierà?
Raramente nella storia dell’uomo un singolo evento riesce a modificare subitaneamente il suo modo di vivere a meno che non si tratti di una rivoluzione, di una guerra o di una grave crisi economica. Ma accanto a questi sconvolgimenti, operano di continuo una moltitudine di eventi “minori” che agiscono su di essa modificandone il corso in maniera meno evidente, quasi sotterranea e che, nel momento in cui si verificano, risultano indecifrabili o dei quali viene fornita una cifra distorta dalla lente della contemporaneità.
Se ci soffermassimo ad osservare il “come” i diversi paesi stanno affrontando la pandemia, ne uscirebbe sicuramente un quadro complesso, difficile da interpretare, ma una cosa salterebbe subito all’occhio: i paesi dove i cittadini sono stati messi al guinzaglio sono quelli che hanno conseguito i risultati migliori.
La Cina, ad esempio, che controlla i suoi cittadini con i droni ed oltre 200 milioni (!) di telecamere collegate ad una AI tra le più sofisticate al mondo, ma più della Cina, la Corea del Sud, terzo paese per densità di popolazione al mondo, democrazia matura e ipertecnologica rappresenta in modo assai emblematico il processo in atto.
1 Artificial Intelligence: sistemi software che emulano l’intelligenza umana La Corea, infatti, ha cancellato ogni limitazione all’uso dei dati personali come ad esempio i filmati, i dati di tracciamento GPS dei telefoni e delle auto, le transazioni delle carte di credito e altri dettagli personali ivi compresi i dati clinici. Grazie alla tecnologia, la Corea ha potuto raggiungere risultati assolutamente straordinari se confrontati ad es. con quelli dell’Italia, ma anche Svezia, UK e USA. Proprio come in un film, Codice 46, ambientato in una Shanghai futuribile e distopica, ma che rivista
oggi non sembra poi così lontana a venire. Nel film ci sono due mondi: uno chiamato “Fuera” totalmente fuori controllo, dove nessuno ha un’identità definita e l’altro perfettamente regolato da un’intelligenza artificiale chiamata simbolicamente “La Sfinge” e nel film, chi tenterà di sfuggire al suo controllo pagherà caramente la sua infrazione. Appare evidente come tali organizzazioni, sia pure al prezzo di alcune libertà, siano meglio in grado (e sempre di più lo saranno in futuro) di gestire i complessi problemi legati ad ecosistemi umani sempre più affollati ed interconnessi, si tratti oggi di virus o di sicurezza pubblica, domani della carenza di beni primari, di traffico e di inquinamento, In occidente, il rapporto con la libertà, almeno per quanto riguarda quelle fondamentali, viene considerato dai più un problema risolto. In realtà, esso trova proprio nel nostro tempo nuove declinazioni sempre più caratterizzate dalla Tecnica e dalla Tecnologia. La Tecnologia non già soltanto come mera sostituzione e amplificazione della nostra dotazione muscolare, ma sempre di più come amplificazione del nostro cervello se non addirittura come tentativo di traduzione materiale del pensiero. Ma forse anche oltre: la Technes come modello etico radicale ed imperante dove le passioni si azzerano, dove l’umano, questo
indecifrabile, scompare e quello che conta è solo l’efficienza e la produttività.
Un sistema di idee nato in Occidente dove si è riconosciuti solo in base a questi valori, una trasformazione (già prefigurata nel ‘900 dalla Scuola di Francoforte) tutt’ora potentemente in atto. In qualche misura (con le parole di Galimberti) “ ..un sistema dove “siamo destinati ad essere i funzionari di un apparato tecnico” e dove la Tecnica diventa valore supremo che supera quello morale.
E’ in tale ottica che va considerato l’uso massivo di tecnologie digitali per fronteggiare il Covid, che se da un lato garantisce maggiore sicurezza, dall’altro prevede la cessione incondizionata di una quota crescente di libertà individuali a favore di organismi statuali e privati sempre più pervasivi. Si tratta in definitiva di un processo di tipo Darwiniano che è già in atto è che vedrà progredire le comunità adoranti il nuovo dio a scapito delle altre e dove l’adozione della Tecnica a valore supremo viene accettata non in forza di una coercizione esterna, ma quale frutto di una convinzione autenticamente sentita dell’individuo che ne genera la necessità.
In qualche modo, quindi si ha la restaurazione del concetto di libertà caro ai Greci per i quali (Hobbes): “ La libertà deve essere connaturata alla potenza e all’autonomia dello stato piuttosto che agli individui sottoposti a leggi restrittive della libertà al fine di vivere uno stato ordinato”. La faccenda ovviamente, per il nostro Occidente malato di individualismo, non finisce qua e non inizia qui. La complessa relazione dell’uomo con la sua libertà, infatti, così sapientemente descritta da Fromm, costituisce da sempre un elemento problematico della sua natura e chiunque tenti di risolvere questo conflitto semplicemente all’interno di una dialettica  tra uomo e società o tra tra uomo ed economia, fallisce clamorosamente (cfr. ad es. Karl Marx).
Ecco perché penso che se ci sarà un cambiamento sarà proprio questo: più di quanto abbia potuto il terrorismo, il terrore di questo virus cambierà in modo sotterraneo il nostro rapporto con la libertà. Ciò detto, vorrei tanto anche aggiungere che recupereremo il senso delle relazioni umane, che impareremo a dare più valore al nostro tempo, ma credo, invece, come illustrato, che esso costituirà piuttosto uno di quei minuscoli tasselli che nel tempo lungo della storia porterà a modificare la percezione (o se volete la “rappresentazione”) che l’uomo si dà del mondo e nella fattispecie della sua (presunta) libertà.